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Lingua e parola

La poetica di Édouard Glissant

Antonio Gurrieri
La poetica di Édouard Glissant

Il volume affronta lo studio della produzione poetica di Édouard Glissant con un’attenzione particolare alle seguenti raccolte: Un champ d’île, La terre inquiète, Le sel noir, Boises e Pays revé, pays réel.

Sintesi

Il volume affronta lo studio della produzione poetica di Édouard Glissant con un’attenzione particolare alle seguenti raccolte: Un champ d’île, La terre inquiète, Le sel noir, Boises e Pays revé, pays réel. Il poeta si serve di una forma e di un linguaggio inedito. Si analizza nello specifico la produzione artistica del poeta tenendo conto di due poli: l’Ethos e il Pathos. Si approfondisce dunque come lo scrittore sia capace di orientare il lavoro dei critici sulla propria opera e come attraverso il proprio linguaggio possa toccare le corde più profonde dell’animo del lettore, assicurandosi la piena adesione di quest’ultimo. L’epopea creola di Les Indes si realizza attraverso una “desotizzazione” del linguaggio poetico. In Boises, invece, prosa e poesia si confondono. Infine, Pays revé, pays réel ci mostra il fascino del linguaggio barocco.

Autore

Antonio Gurrieri è dottore di ricerca in Francesistica. Insegna a contratto Lingua e traduzione francese presso la Struttura didattica speciale di lingue e letterature straniere dell’Università degli Studi di Catania, a Ragusa. Si occupa delle specificità linguistiche e letterarie della francofonia delle Antille. Oggetto dei suoi studi sono la traduzione contemporanea e l’analisi del discorso nell’ambito letterario e turistico.

Tra i suoi contributi recenti: il volume La réécriture de l’histoire. Case à Chine di Raphaël Confiant, Aracne, Roma 2017; i saggi: Ironie et désenchantement dans Malemort d’Édouard Glissant, PUL, Laval 2019; Texaco de Patrick Chamoiseau: à la recherche d’une langue hybride, in «Le forme e la storia», vol. XI, 2018, pp. 199–209; La demistificazione del mito e la “desotizzazione” del linguaggio in Les Indes d’Édouard Glissant, in Aa.Vv., Mito, favola, fiaba. Testimonianze linguistiche e tradizioni culturali a confronto, a cura di P. Colletta, F. La Mantia, S. Macrì, il Palindromo, Palermo 2020, pp. 165–180.

Indice

  • La voce di Édouard Glissant di Marilia Marchetti
     
  • Introduzione
     
  • Capitolo I
    Sulla poesia di Édouard Glissant
    1.1. Édouard Glissant e la sua terra, 1.2. Una poetica in evoluzione, 1.3. Un nuovo linguaggio poetico.
     
  • Capitolo II
    Ethos e poesia: Un champ d’îles e La terre inquiète
    2.1. Ethos e linguaggi poetico, 2.2. Un champ d’îles e La terre inquiète: due raccolte a confronto, 2.3. Engagement ed autoreferenzialità, 2.4. Poétique du paysage e nascita di un linguaggio poetico.
     
  • Capitolo III
    L’epopea del linguaggio - Les Indes
    3.1. L’epopea creolo-martinicana, 3.2. Les Indes: un caso di «épopée inversée», 3.3. La dés-exotisation del linguaggio.
     
  • Capitolo IV
    Le sel noir e la dimensione del pathos
    4.1. Pathos e Intention poétique, 4.2. Le sel noir: profilo della raccolta e simbologia del sale,4.3. L’effetto patemico attraverso le figure del discorso.
     
  • Capitolo V
    Il potere del linguaggio: Boises e Pays rêvé, Pays réel
    5.1. Lingua creola e français créolisé, 5.2. Boises 5.3. Il linguaggio barocco di Pays rêvé, Pays réel.
     
  • Bibliografia
     
  • Sitografia

La voce di Édouard Glissant

di Marilia Marchetti1

«Ricordare» vuol dire custodire nel cuore.
Sergio Cigada, Della Letteratura 

L’opera di Édouard Glissant testimonia il fascino del ricordo. Un ricordo che si situa a metà strada tra ricostruzione e sogno del «double pays»: in Pays rêvé, pays réel rimane assente proprio il «pays rêvé», che il poeta suggerisce nella scelta di una lingua dalle sonorità inattese.

Nell’evocazione poetica, lo scrittore non pone il contenuto tematico in primo piano, quanto piuttosto la riflessione sulla lingua. Egli si situa innanzitutto al crocevia tra lingua francese e lingua creola; persegue poi l’utopico sogno di un porto comune a tutti coloro che si esprimono in lingua francese, nella scelta di una distinzione tra «langue» e «langage»: «Le langage permet d’utiliser la langue d’une autre manière et d’avoir des rapports avec d’autres écrivains qui utilisent une autre langue»2.

Il suo linguaggio non valorizza soltanto la comprensione; privilegia l’accumulo di sonorità, nel tentativo di evocare la seduzione dell’altrove. Un altrove temporale e geografico, al tempo stesso, nella scelta sistematica di una scrittura obliqua che permetta il «dépaysement linguistique», grazie alla traduzione:

Alors, nous ne franchissons pas seulement la distance d’une langue à l’autre, nous entrons dans le mystère d’une multirelation où toutes les langues du monde, audibles ou secrètes, trament ensemble des chemins qui sont autant d’échos. Des échos de la multiplicité.3

La ricerca della poesia libera dal «préjugé monolingue»4 appare infine, al poeta, come l’unica via percorribile per veicolare oggi il senso.

Il bel volume di Antonio Gurrieri percorre alcuni sentieri particolarmente significativi della prima produzione glissantiana: Un champ d’îles, La terre inquiète, Les Indes, Le sel noir. Lo studioso privilegia l’analisi del linguaggio per suggerire, attraverso l’uso di una lingua mai scontata, le tematiche della piantagione e quelle della rivolta; a loro volta, esse perderanno l’«ethos» e il «pathos» nell’immagine seducente della «trame». Conclude il saggio l’analisi puntuale e precisa del linguaggio in Boises e in Pays rêvé, Pays réel.

Come scrive il poeta:

Le fleuve et la rivière que voici sont profonds. Ils roulent et fouillent, de lave enfouies en salines à vif. Depuis l’entraille du volcan, au nord du pays de la Martinique, jusqu’au sable du sud, par les chemins enterrés des mangles et des cohées. Descente aux connaissances. Géographie souterraine, qui donne force à l’étendue du monde. Ne pas craindre les profondeurs.5

Introduzione

L’universo poetico di Édouard Glissant rappresenta nell’ambito degli studi postcoloniali una fonte inesauribile di creatività, legata non solo alle tematiche sviluppate ma soprattutto al tipo di linguaggio adoperato. La produzione artistica dello scrittore, da un punto di vista quantitativo è prolifica ed è costellata da diversi generi testuali, poesia, romanzi, saggi ed opere teatrali. Numerosi altresì i convegni internazionali a lui dedicati dove spesso partecipa come ospite d’onore. Infine, parecchie sono le interviste rilasciate e gli innumerevoli studi condotti sulla sua opera6.

Le tematiche della sua poetica sono molteplici e tutte legate al racconto della realtà caraibica inserita nell’ottica di una poétique de la relation:

Longtemps le monde ainsi fut idée du monde, monde-comme-solitude, ou comme-identité, qui s’élargissait à partir de la seule évidence du particulier connu et englobait le Tout comme pure extension de ce particulier. Celui qui partait loin de chez lui, le Découvreur, et celui qui sur sa terre demeurait, l’à-découvrir, partagèrent cette commune croyance. Naître au monde, c’est concevoir (vivre) enfin le monde comme relation: comme nécessité composée, réaction consentie, poétique (et non morale) d’altérité. Comme drame inaccompli de cette nécessité.7

Una realtà aperta dunque e non chiusa nei propri limiti spaziali e temporali.

La comprensione di Glissant come scrittore di prosa e poesia passa attraverso la rilettura della storia coloniale riscritta da chi ne ha subito il peso maggiore. I testimoni autentici di cui si serve sono molteplici, in primis il meraviglioso paesaggio caraibico sovente personificato dalla Terre-femme che subisce la violenza del colonizzatore. Ad essa si affianca la memoria degli schiavi, i marrons fuggiaschi che si rifugiano nei mornes, le colline martinicane. Infine, l’autorevole parola dei conteurs, ovvero i cantastorie creoliche abitano l’immaginario del poeta sin dall’infanzia e ritenuti preziosi custodi della memoria collettiva, altrimenti perduta.

Il poeta si erge dunque a testimone che ha il dovere di raccontare. Si fa carico del gravoso compito e si arma di una lingua inedita, un français créolisé idoneo ad esprimere la profondità dell’esperienza vissuta con forza e creatività.
Esiste anche la figura di Glissant saggista che ha un ruolo strategico. In effetti, l’autore si preoccupa di accompagnare metodicamente durante l’arco della sua vita artistica, la pubblicazione di una raccolta poetica o di un romanzo ad un saggio. Tale modus operandi non può che influenzare la lettura dei suoi testi e allo stesso modo l’interpretazione critica.

Daniel Radford scrive nella sua antologia poetica sull’opera di Glissant: «Tout grand livre garde une part de son intimité et de son mystère. Il est nécessaire de s’y heurter, de se dédoubler, de couper soi-même le cordon ombilical de sa vie. Le lecteur qui se dédouble reçoit le silence prestigieux du rêve. Il vit en l’autre. Il perpétue le rêve de l’autre»8.

Ma come accade sovente con i sogni, Glissant guida alla giusta interpretazione di quest’ultimi. Si preoccupa delle derive interpretative. Abilmente influenza il lavoro del critico. La studiosa Katell Colin scruta l’opera di questo prolifico autore definendo il suo percorso artistico come il tentativo di una, «refondation du monde» che intrapresa, come lei stessa afferma, da Aimé Césaire, è portata a termine da Glissant:

Mais, chez Glissant, cette intention de refondation du monde se double d’une ambition seconde […] tenter d’imposer au lecteur, par la mise en œuvre de multiples stratégies textuelles, le sens que l’écrivain entend donner à son discours. […] Glissant ne se contente pas de proposer au lecteur le monde qu’il crée ou recrée: il déploie de nombreuses stratégies pour le lui imposer.9

La studiosa lancia addirittura una provocazione, ponendo la seguente domanda:

La propension de l’écrivain à imposer sa vision du monde – dont l’œuvre toute entière porte la marque – et à susciter l’adhésion du lecteur n’est-elle pas l’expression d’une quête effrénée de domination symbolique? Ne peut-on pas y voir la revanche d’un homme qui, dominé dans l’espace du monde, se veut dominant dans celui du texte?10

La domination symbolique, a livello testuale ed interpretativo, è certamente innegabile. Tuttavia, il pensiero artistico e filosofico del poeta non sarebbe di facile accesso se non ci illustrasse i nuclei fondanti della sua poetica.

Lo scrittore ha da sempre provato ad instaurare una sorta di empatia interpretativa con chi legge le sue opere. Glissant costruisce infatti con cura il proprio ethos préalable al fine di rendere credibile il proprio messaggio e reclamare senza indugi la forza del suo pensiero.

Se da un lato, tuttavia, si preoccupa di fornire le giuste chiavi di lettura per consentire la corretta interpretazione del proprio messaggio, costruendosi per l’appunto l’immagine di autore postcoloniale che guida il mondo in fase di créolisation. Dall’altro lato, si serve di una forma e di un linguaggio inedito capace di scuotere l’animo del lettore. La dimensione del pathos gioca in questo caso un’importante funzione persuasiva. Cambiare il punto di vista abituale del lettore occidentale, agendo sulle sue emozioni più profonde.

Uno dei temi che caratterizza il nostro lavoro di ricerca è in effetti lo studio del linguaggio glissantiano. Le società postcoloniali soffrono la mancanza di un linguaggio adeguato per esprimere il trauma subito a causa della tratta degli schiavi e del successivo sfruttamento coloniale. L’incomunicabilità iniziale degli schiavi deportati, prelevati in maniera coatta da diverse parti dell’Africa per alimentare il noto commercio triangolare, ha segnato indelebilmente la memoria collettiva di un popolo: «L’incommunicable s’organise en nœud, en centre, et aussi en dérivée du doute. Le poète cherche à créer un monde rêvé, prenant racines dans le paysage, le langage, l’histoire, les uns et les autres s’animant de la même intention d’éléments imbriqués»11.

L’assenza di un linguaggio del dolore appropriato è una delle urgenze creative di cui Glissant si fa carico. La poesia è il primo strumento messo in atto per costruire le fondamenta di un nuovo modo di comunicare l’indicibile. Il paesaggio in particolare ha una doppia funzione. Non solo come già accennato, testimone della tratta e della conquista violenta dell’isola, ma ispiratore speciale che guida il poeta nella ricerca linguistica. Come vedremo a questo proposito, Glissant teorizza una vera e propria poétique du paysage.

L’avventura più interessante dal nostro punto di vista riguarda lo sforzo creativo del poeta di imbastire un français créolisé del tutto personale. L’autore sperimenta continuamente non solo in poesia ma anche nella prosa. Noto è il suo romanzo Malemort, dove tocca livelli estremi di ricerca del linguaggio, tali da teorizzare una forma di délire verbal12. Tuttavia, il nostro raggio di azione indaga, in questo momento, sei raccolte poetiche: Un champ d’île, La terre inquiète, Les Indes, Le sel noir, Boises ed infine Pays rêvé, pays réel. Opere significative che costituiscono una parte importante della poetica dello scrittore.

Il nostro lavoro di ricerca si struttura in cinque momenti. Nella prima parte teniamo a dare un quadro che, seppur sintetico, risulta significativo per orientarsi sul contesto caraibico e sulla figura del poeta e del suo progetto artistico. In un secondo momento, ci concentreremo sulla dimensione dell’ethos riflettendo sulla figura del poeta a partire dalle due raccolte citate sopra, Un champ d’île e La terre inquiète.

Approfondiremo come Glissant concepisce la sua attività di scrittore e come la mette in pratica attraverso un linguaggio che scaturisce dal suo rapporto con il paesaggio martinicano.

Studieremo altresì come per mezzo del racconto dell’epopea martinicana grazie a Les Indes, il poeta riesca a trovare un linguaggio originale, forte e potente per meglio esprimere il vissuto di un popolo.

Indagheremo inoltre la dimensione del pathos in Le sel noir. Glissant investe, con il proprio linguaggio carico di drammaticità emotiva, il destinatario del suo discorso poetico. Le due dimensioni dell’ethos e del pathos agiscono così sul lettore, inevitabilmente rapito dalla seducente poetica glissantiana.

Infine, lo studio dell’origine e delle caratteristiche della lingua creola ci permetteranno di comprendere l’influenza di quest’ultima sul français créolisé. La lingua di Boises e il linguaggio barocco di Pays rêvé, pays réel concludono l’analisi dell’universo linguistico glissantiano che conquista con la sua travolgente forza espressiva.

Note

  1. Professore ordinario di Letteratura francese presso l’Università degli Studi di Catania.
     
  2. É. Glissant, Débat, in Du pays au tout-Monde, écriture d’Édouard Glissant, E. Pessini éd., Supergrafica, Parma 1988, p. 160.
     
  3. Id., La Cohée du Lamentin, Poétique V, Gallimard, Paris 2005, p. 143.
     
  4. Id., Poétique de la Relation, Poétique III, Gallimard, Paris 1990, p. 112.
     
  5. Id., L’eau du volcan, in Les Grands Chaos, Gallimard, Paris 1994, p. 455.
     
  6. Si veda a questo proposito la bibliografia relativa alle opere sull’autore.
     
  7. É. Glissant, L’Intention poétique, Éditions du Seuil, Paris 1969; Gallimard, Paris 1997, p. 21.
     
  8. D. Radford, Édouard Glissant par Daniel Radford,Éditions Seghers, Paris 1982, p. 32.
     
  9. K. Colin, Le roman-monde d’Édouard Glissant – Totalisation et tautologie, Les Presses de l’Université Laval, Québec 2008, p. 15.
     
  10. Ibidem.
     
  11. D. Radford, op. cit., p. 33.
     
  12. Cfr. A. Gurrieri, Ironie et désenchantement dans Malemort d’Édouard Glissant, in Aa.Vv., Écritures francophones – Ironie, humour et critique sociale, sous la direction de V. Liljesthröm, Y. Sévigny-Côté, Canada, Presses de l’Université Laval, Laval 2019, pp. 85-94.
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